La Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 fu una manifestazione armata, organizzata dal PNF (Partito Nazionale Fascista) e guidata dai gerarchi Italo Balbo, Michele Bianchi, Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi, per favorire l’ascesa al potere di Benito Mussolini. Con questo evento storico iniziò il ventennio fascista, un periodo di dittatura destinato a durare fino alla fine della Seconda guerra mondiale.
Quando iniziò la marcia su Roma?
La marcia su Roma fu annunciata durante il Congresso nazionale fascista che si tenne a Napoli il 24 ottobre 1922. Mentre i fascisti presenti urlavano “A Roma, a Roma“, Benito Mussolini concluse il suo discorso con queste parole: «O ci daranno il governo o ce lo prenderemo calando a Roma. Ormai si tratta di giorni o forse di ore».
E mentre Mussolini si era spostato a Milano in attesa dell’evoluzione degli avvenimenti (forse per essere vicino al confine svizzero in modo da poter scappare se le cose fossero andate male), a partire dal 27 ottobre alcune decine di migliaia di militanti fascisti partirono da varie regioni d’Italia alla volta di Roma, rivendicando la guida politica del Regno d’Italia e minacciando un colpo di Stato qualora non fossero riusciti a ottenerla pacificamente.
La notizia arrivò al Capo del Governo Luigi Facta (1861-1930) che la mattina del 28 ottobre convocò il Consiglio dei Ministri. Il Consiglio dei Ministri decise la proclamazione dello stato d’assedio per fronteggiare con il Regio esercito i fascisti in marcia verso la capitale. Il re Vittorio Emanuele III, però, temendo una guerra civile, rifiutò di firmare il decreto che istituiva lo stato d’assedio.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri Luigi Facta allora si dimise e ad Antonio Salandra (1853-1931) venne affidato l’incarico di formare il nuovo Governo.
Il re Vittorio Emanuele III propose a Benito Mussolini di governare al fianco di Antonio Salandra; Mussolini rifiutò, dichiarando che avrebbe accettato solo la designazione a Capo del Governo. Intanto i fascisti erano giunti alle porte della capitale. Vittorio Emanuele III inviò personalmente alle truppe regie l’ordine di ritirarsi. I fascisti entrarono a Roma e la sera del 30 ottobre, il re incaricò Mussolini di costituire il nuovo Governo di coalizione.
Il 16 novembre 1922 Mussolini presentò il nuovo Governo di coalizione alle Camere per chiederne la fiducia e ottenne alla Camera 306 sì e 116 no, al Senato 196 sì e 19 No.
“Con trecentomila fascisti armati potevo castigare chi ha infamato il fascismo; potevo sprangare il parlamento e costituire un governo di solo fascisti. Potevo, ma per il momento non ho voluto“. Tratto dal Discorso del bivacco di Benito Mussolini alla presentazione del nuovo Governo.
Conseguenze della Marcia su Roma
Mussolini trasformò gradualmente l’Italia in una dittatura, privò il Parlamento di ogni potere reale, dando il potere effettivo al Gran Consiglio del Fascismo. La data del 28 ottobre venne dichiarata giorno festivo e data di nascita ufficiale del regime fascista che governò l’Italia per vent’anni.
Ma come si arrivò alla marcia su Roma?
Fu il risultato di una combinazione di fattori. In primo luogo, l’Italia, uscita impoverita dalla Prima guerra mondiale, era attraversata da forti tensioni sociali e politiche. In secondo luogo, la classe politica tradizionale era vista come incapace di risolvere i problemi del Paese e ciò alimentò il desiderio di un governo forte che potesse riportare ordine e stabilità. Infine, la sottovalutazione del fascismo da parte dei politici liberali e la speranza di poterlo controllare si rivelarono illusorie.
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