Il canto 10 Paradiso di Dante si svolge nel quarto cielo, il cielo del Sole, dove risiedono gli spiriti sapienti, cioè le anime di coloro che nel corso della loro esistenza sulla Terra si dedicarono alla ricerca della verità attraverso lo studio. È il primo dei cinque canti dedicati al cielo del Sole e agli spiriti sapienti.
Canto 10 Paradiso riassunto e spiegazione
Ascesa al cielo del Sole vv. 1-63
Il canto 10 del Paradiso si apre con l’immagine della Trinità (composta dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo), dal cui amore ha origine l’intero Universo. Dante invita il lettore a seguirlo verso le sfere celesti e a meditare insieme a lui sulla perfezione dell’opera divina.
Intanto, Dante senza accorgersene è salito al quarto cielo, quello del Sole, dove incontra gli spiriti sapienti. Le luci dei beati sono ancora più splendenti di quella del Sole, al punto che Dante non trova parole per descrivere quello che vede. Beatrice invita Dante a ringraziare Dio con la preghiera per quanto gli ha concesso di vedere. Dante lo fa con un tale fervore da dimenticare persino Beatrice, che di questo però si compiace.
La corona degli spiriti sapienti vv. 64-81
Le luci di dodici anime, più splendenti del Sole, si pongono a cerchio intorno a Beatrice e Dante, e iniziano a girare e cantare con incomparabile dolcezza; poi, dopo aver compiuto tre giri, si fermano e restano in silenzio.
Dialogo con san Tommaso vv. 82-148
Uno dei beati inizia a parlare offrendosi di placare la sete di conoscenza di Dante, dato che il poeta è illuminato eccezionalmente dalla luce della grazia. Il beato dice che in vita è stato frate dell’ordine domenicano e si presenta: è san Tommaso d’Aquino. Questi indica a Dante le anime di coloro che insieme a lui compongono questa prima corona di spiriti sapienti. Si tratta di Alberto Magno, anch’egli frate domenicano e suo maestro; Francesco Graziano, che raccolse e sistemò in un’opera tutte le leggi ecclesiastiche; Pietro Lombardo, che con la sua opera contribuì alla Chiesa, così come la poverella, che (Luca, 21) donò al tempio di Gerusalemme le sue due uniche monete (entrambi offrirono tutto ciò che possedevano); il re Salomone – rispetto al quale nessuno fu più sapiente -; Dionigi l’Areopagita, autore di un’opera sull’angelologia; lo storico Paolo Orosio, la cui opera aiutò sant’Agostino (per il suo De Civitate Dei); il filosofo Boezio, la cui opera spiega la vanità dei beni terreni. Egli fu decapitato e poi sepolto nella basilica di san Pietro in Ciel d’Oro a Pavia; e poi Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Riccardo di San Vittore, Sigieri di Brabante.
Terminato l’elenco, San Tommaso tace e tutta la schiera riprende la danza e il canto, con straordinaria armonia.
La scelta di Dante del domenicano San Tommaso d’Aquino non è casuale: si tratta del più grande filosofo cristiano del XIII secolo, appartenente a uno dei due maggiori Ordini mendicanti, così come sono di primo piano i beati che s’incarica di presentare: teologi, dottori della Chiesa, storici, grammatici e logici: tutti fondarono la loro sapienza sulla fede e furono importanti per la formazione umana e intellettuale di Dante.
Oltre a San Tommaso, il cui pensiero fa da base ad alcune delle principali questioni dottrinali discusse nella Divina Commedia, occore dunque segnalare:
Pietro Lombardo, monaco a San Vittore, vissuto nel XII secolo. Egli scrisse un’opera fondamentale, i Libri quattuor Sententiarum, in cui risistemò tutta la teologia medievale;
Salomone, re d’Israele e figlio di Davide. Secondo la tradizione era autore del Cantico dei Cantici, che celebra l’amore nuziale, e dei libri sapienziali della Bibbia (Proverbi, Ecclesiaste, Sapienza);
Dionigi l’Areopagita, al quale si attribuiva il De Coelesti Hierarchia (Sulla gerarchia celeste), opera in cui veniva discussa la natura degli angeli, il loro ruolo e la loro distribuzione;
Paolo Orosio, storico cristiano vissuto tra il IV e il V secolo. La sua opera servì da sostegno al De Civitate Dei di Sant’Agostino;
Severino Boezio, autore del De Consolatione Philosophiae (Sulla consolazione della filosofia), in cui la Filosofia gli appare per mostrare la vanità dei beni terreni. Boezio fu decapitato e poi sepolto nella basilica di san Pietro in Ciel d’Oro a Pavia; la sua morte era considerata nel Medioevo pari a un martirio, perché era stato ucciso per il suo credo cristiano;
Isidoro di Siviglia, vissuto nel VII secolo, fu autore di importanti opere di teologia, grammatica e storia;
Beda il Venerabile è uno dei dottori della Chiesa. Riccardo di San Vittore, vissuto nel XII secolo, fu uno dei principali mistici del suo tempo. Sigieri di Brabante, fu un importante filosofo, vissuto nel XIII secolo; fu uno dei principali divulgatori dell’opera aristotelica, studiata attraverso il commento di Averroè. Sigieri aveva sostenuto con forza l’indipendenza della filosofia dalla teologia e, dunque, della ragione dalla fede, e per questo venne duramente contestato, anche dallo stesso San Tommaso. La distinzione tra l’ordine razionale e quello della fede è essenziale nel pensiero dantesco, soprattutto per quello che riguarda la sfera politica. Perciò, nonostante le dure critiche che Sigieri ricevette, Dante lo colloca ugualmente in Paradiso, onorando così l’acutezza con cui il teologo aveva esaltato l’importanza della ragione.