Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, nacque il 19 dicembre 1861 a Trieste (città che fece parte dell’impero austro-ungarico fino al 1918). Era il quinto degli otto figli di Allegra Moravia, italiana, e di Francesco Schmitz, ebreo di origine tedesca.
Fu lo stesso Italo Svevo a spiegare le ragioni del suo pseudonimo: Italo per simboleggiare «l’italianità del suo sentire», Svevo per «il germanesimo della sua educazione».
Da ragazzo Svevo Italo frequentò le scuole commerciali. Già da allora però mostrò molto più interesse per la letteratura e le arti che per gli affari. Il suo sogno era scrivere romanzi e opere teatrali.
Nel 1880, in seguito al fallimento dell’azienda paterna, fu costretto a impiegarsi presso una banca. Era un lavoro che svolgeva senza entusiasmo e senza abbandonare la sua passione per la letteratura. Approfondì infatti lo studio di Nietzsche, di Schopenhauer, delle teorie evoluzionistiche di Darwin e della psicanalisi di Freud. Coltivò la lettura dei narratori francesi (Balzac, Flaubert, Zola), maestri del Naturalismo.
Italo Svevo vita e opere
Nel 1892 pubblicò a proprie spese e senza alcun successo il romanzo Una vita. In quello stesso anno morì il padre e conobbe la cugina Livia Veneziani, figlia di un ricco industriale. Quattro anni dopo, nel 1896, si sposarono; tre anni dopo iniziò a lavorare nella fabbrica di vernici per navi del suocero. Nel frattempo, aveva scritto un secondo romanzo, Senilità, che uscì nel 1898 con lo stesso esito negativo del primo.
La sua nuova condizione di dirigente industriale prevedeva numerosi viaggi d’affari in Europa. Pertanto Italo Svevo iniziò a seguire lezioni private d’inglese dall’allora sconosciuto James Joyce, che faceva l’insegnante a Trieste.
Tra i due nacque una profonda amicizia e un proficuo scambio di esperienze e interessi culturali. Joyce lesse i due romanzi di Svevo e lo incoraggiò a continuare su quella strada, nonostante i fallimenti registrati.
Svevo tornò a scrivere e nel 1923 pubblicò La coscienza di Zeno. Il romanzo ebbe un vasto successo, grazie ai giudizi positivi di Joyce, dei critici francesi Larbaud e Cremieux, e, in Italia, di Eugenio Montale.
Come morì Italo Svevo?
Il periodo di esaltante successo, con la riscoperta dei romanzi giovanili e il nuovo fervore creativo dello scrittore, fu però breve. Italo Svevo infatti morì il 13 settembre 1928 per un incidente automobilistico.
Le opere minori
Svevo scrisse oltre ai tre romanzi, varie novelle e commedie. Tra le prime vanno ricordate Una lotta (1888), L’assassinio di via Belpoggio (1890), l’apologo politico La tribù (1897) e una serie di racconti di tipo fantascientifico, fra cui Lo specifico del dottor Menghi. Fra il 1880 e il 1890 scrisse otto commedie. Una nona, Un marito, è del 1903. Altre quattro commedie, la più interessanti delle quali è La rigenerazione, furono scritte nell’ultima fase della vita. C’è anche l’abbozzo di un quarto romanzo concepito come continuazione della Coscienza di Zeno. Il titolo avrebbe dovuto essere Il vecchione o Le confessioni del vegliardo.
Italo Svevo cultura e pensiero
Nell’opera di Svevo si scorgono i riflessi di una vasta cultura filosofica, scientifica e letteraria acquisita da autodidatta. Lo scrittore utilizza in modo critico e personale spunti tratti dalle opere di Schopenhauer, Nietzsche, Marx, Darwin, Freud, elaborando una concezione sostanzialmente pessimistica sul rapporto tra uomo e realtà: l’uomo non è libero, perché le sue scelte sono determinate da condizioni indipendenti dalla volontà, riconducibili al contesto storico e all’assetto sociale.
Sul piano letterario, hanno un peso fondamentale nella formazione di Svevo i naturalisti francesi come Balzac, Flaubert e Zola; i romanzieri russi, che per primi parlarono di personaggi inetti e perdenti, e quelli inglesi, dai quali Svevo apprese l’ironia e l’umorismo che caratterizzano La coscienza di Zeno.
Nell’ambito della letteratura italiana l’opera di Svevo segna proprio il trapasso dal Verismo a una nuova visione e descrizione del reale, più analitica e introversa, svincolata da certe fossilizzazioni tradizionalmente presenti nella narrativa, quali il personaggio, le ordinate categorie temporali, l’univocità degli eventi. I dati realistici – la raffigurazione dei vari ceti (borghesi o popolari che siano), la rappresentazione dell’ambiente (di una Trieste impiegatizia, commerciale o plebea), le descrizioni degli accadimenti – vanno incontro, nelle pagine di Svevo, a una crescente interiorizzazione, vengono cioè usati sempre più come specchi per chiarire i complessi e contraddittori moti della coscienza.
Italo Svevo poetica
I romanzi di Italo Svevo presentano un personaggio nuovo per la letteratura italiana della seconda metà dell’Ottocento. Si tratta dell’inetto, un uomo debole e irresoluto, perennemente oscillante tra buoni propositi e incapacità di mantenervi fede. La fisionomia di questo personaggio si definisce attraverso i protagonisti dei primi due romanzi di Italo Svevo (Una vita e Senilità). Troverà poi la sua rappresentazione più completa in Zeno Cosini protagonista di La coscienza di Zeno.