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Niente di nuovo sul fronte occidentale riassunto

Niente di nuovo sul fronte occidentale romanzo autobiografico sull’inutilità della guerra dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque (1898-1970), pubblicato per la prima volta nel 1929 e da allora oggetto di innumerevoli edizioni.

Perché romanzo autobiografico? Paul Baumer, il narratore-protagonista, è l’alter ego di Erich Maria Remarque: egli stesso, nel 1916, in piena Prima guerra mondiale, si arruolò volontariamente per combattere, restando ferito sullo stesso fronte teatro del suo romanzo.

La dissacrazione e la demistificazione di Remarque degli orrori della guerra gli procurò le accuse della propaganda del regime nazista, che mise al bando i suoi scritti e lo costrinse all’esilio in Svizzera.

Niente di nuovo sul fronte occidentale riassunto

Il romanzo, con uno stile tra il diaristico e il giornalistico, documenta con crudo realismo le atrocità della Prima guerra mondiale e la disperazione della vita in trincea attraverso gli occhi del narratore-protagonista Paul Baumer, giovane studente liceale, diciannovenne tedesco, arruolatosi volontario con i suoi compagni di classe (Kropp, Müller, Westhus, Tjaden) sotto la spinta della propaganda nazionalista, pesantemente indottrinati dal loro insegnante di scuola, il professor Kantorec, al mito della guerra e ai valori del nazionalismo, fondati sull’orgoglio patriottico e sulla superiorità della propria nazione sulle altre.

Questi giovani studenti si arruolano, convinti che vivranno una splendida avventura all’insegna degli ideali dell’eroismo e del coraggio. Scopriranno invece tutta l’assurdità e l’inutilità della guerra e si chiederanno, senza avere risposte ben precise, chi la volesse e  per quale motivo. Emblematica è la conversazione tra Tjaden e Albert; alla domanda del primo su come scoppi una guerra, il secondo risponde ingenuamente: «generalmente è perché un Paese ha fatto una grave offesa a un altro» (…) «Allora non ho niente a che fare qui; io non mi sento affatto offeso» replica Tjaden. «Ma mettiti bene in zucca» gli fa Albert stizzito, «che tu sei un povero diavolo, uno zotico e non conti nulla».

Ben presto il protagonista e i commilitoni si rendono amaramente conto che la realtà della guerra è ben diversa da quella descritta dalla propaganda. La fatica della trincea, la mancanza di cibo, il rischio costante della morte segnano il passaggio di Paul dalla adolescenza alla vita adulta. L’unico interesse dei soldati, tra le urla di dolore, i pidocchi, i topi che infestano le trincee e i continui bombardamenti, è arrivare vivi al giorno successivo o al nuovo pasto.

Paul vede morire a uno a uno i suoi compagni; è costretto a uccidere un nemico per non essere ucciso: «Compagno, io non ti volevo uccidere (…) Soltanto ora vedo che sei un essere umano come me. Prima ho pensato alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto e quanto ci accomuna. Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri diavoli al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore davanti alla morte, e la stessa morte e lo stesso patire (…) Prenditi venti anni della mia vita, compagno, e risorgi; prendine di più, perché io non so cosa ne potrò mai fare».

Paul realizza, durante una visita ai familiari mentre è in licenza, la reciproca estraneità verso coloro che non hanno sperimentato le stesse esperienze traumatiche al fronte: «Arrischiate ogni giorno la vita, ciò è altamente onorevole (…) ma l’importante è che il fronte nemico sia spezzato».

Il romanzo termina con la morte del protagonista-narratore, proprio alla fine della guerra, quando ormai la sconfitta della Germania era vicina, come se l’autore avesse voluto prendere definitivamente le distanze da quel soldato che era stato. Del protagonista, infatti, che sopravvive ai compagni fino all’ultima pagina, si dice, nelle ultime righe dell’opera: «cadde nell’ottobre 1918; in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Era caduto con la testa in avanti e giaceva sulla terra, come se dormisse. Quando lo voltarono si vide che non doveva aver sofferto a lungo: il suo volto aveva un’espressione così serena, come se fosse contento di finire così».

Dal libro fu tratto un celebre film, All’ovest niente di nuovo (1930), per la regia di Lewis Milestone.

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